Passare da un circolo all’altro, per poi conoscere il nuovo volto dell’Alfa di Arese dai vetri di una portineria, quella est, luogo privilegiato per osservare l’avvicendarsi nei call center e i tracciati invasivi del polo intermodale. A due passi Valera, un bosco e poco più in là parco delle groane, pochi mesi dall’inizio per qualche km più a nord: è la Fornace.
Tanti mattoni rimasti e vecchi giri della mala locale a farla da padrone. Si parla di r-esistenza e lì la nostra si fa più radicata, un seguito sentito in risposta al nostro fare: dai percorsi dell’antimafia sociale - dalla Sicilia di Cuffaro al caporalato della fiera -alla dignità negata dei popoli, con le storie da jenin vissute nelle parole di chi può permettersi di scoprire e riportare. Non così omar e altri, che negli scantinati della fornace, vivono la clandestinità dopo 12 ore passate in cantiere e come nomadi coatti seguono i tracciati delle aree dismesse. Più di due mesi dal loro incontro, ma un altro disegno, quello speculativo, detta i tempi a un giudice zelante, negando a noi uno spazio aperto, ricco di progetti e risorse,e a gli altri il diritto a una casa. L’area ricade nell’abbandono, forzoso e miope, quello consentito da una legalità che impedisce di valorizzare risorse per tutti, che guarda a Schengen, ma nega la circolazione a un cittadino non europeo, pur lasciandolo merce nella tratta quotidiana del lavoro, sui cui chiude occhio.
Poi Rho, quartiere sanmartino, campo nomadi. Il tentativo di toccare altri luoghi, a pochi passi dal transito ininterrotto di chi l’intermittenza la vive nei treni locali che non arrivano: luoghi che privi di riferimenti, si slegano da un senso improbabile di vita cittadina. Integrazione diventa concetto fisico, e se le tensioni qui si risolvono soppesando la forza, trovare dialogo è quasi sorprendente: e lo è altrettanto trovare nelle parole del quartiere il riconoscimento della nostra presenza, a valorizzare le esigenze e i bisogni colti nell’immediatezza con cui vengono espressi.
E il caso vuole che sia uno spazio appartenuto a Veronelli, a rinnovare un percorso non solo politico, che ritrova le ragioni del proprio agire in forme più accessibili e in un linguaggio condiviso.
MA DOVE?
Siamo a Rho (Milano), in via S. Martino 20, nel quartiere omonimo, appena dietro alla stazione ferroviaria
